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CONVEGNO SULLO STALKING

La maschera e il volto dello stalking

Roma - 28 novembre 2015




 



Qualsiasi individuo definito comunemente “normale” può trasformarsi in un molestatore assillante e porre in essere atti classificabili come stalking; non esistono caratteristiche personologiche o stati mentali in grado di far emergere un profilo unico di stalker. Solo in pochi casi l’attore della molestia presenta un vero e proprio quadro psicopatologico o fa uso di alcool o sostanze stupefacenti che possono far precipitare situazioni di violenza; più comunemente soffre di disturbi riconducibili a condizioni relazionali, comportamentali e familiari altamente differenziate. Occorre dunque chiedersi chi è lo stalker e cosa si annida nella mente di un individuo così malvagio, mosso dall’irrefrenabile impulso di osservare, spaventare, ossessionare la vittima designata, non riuscendo a riempire quel “vuoto esistenziale” che lo attanaglia in una sofferenza psichica di timore nel perdere una parte fondamentale di sé.

Quali eventi e pensieri catturano l’attenzione dello stalker e lo coinvolgono emotivamente? Quali elementi influenzano negativamente il suo comportamento, tanto da non riuscire a liberarsi del proprio vivere malato? Ma soprattutto: Come superare l’interruzione della relazione con l’altro? Sono domande che l’odierno convegno cercherà di rispondere, analizzando l’attuale spaesamento in cui si trova l’uomo contemporaneo, schiacciato tra due concezioni di bisogni: da un lato il piacere della libertà e dell’autonomia; dall’altro il desiderio di concedersi, di abbandonarsi totalmente tra le braccia e nell’anima dell’amato, manifestando un forte sentimento di comunione, condivisione e protezione.

Tale contrapposizione rappresenta la chiave di lettura per spiegare il fenomeno dello stalking. Il fraintendimento che sta alla base del rapporto è che tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro; è un interscambio di mutui affetti che ci fa crescere insieme ma nella consapevolezza di una piena autonomia individuale. Rispettare (da respicere: volgere indietro la sguardo) l’autonomia della persona amata anche e soprattutto in condizioni difficili, frustanti e di allontanamento da sé, significa guardare l’altro com’è e non come vorrei che fosse per adattarsi a me, acquisendo un traguardo evolutivo di equilibrio mentale e sociale. Quando il distacco procura un senso assoluto di vuoto, di solitudine angosciante, di mancata cura di se stessi e autostima allora sconfina nella pura patologia di dipendenza, non dissimile da quella verso l’alcool o la droga. La dipendenza dalla persona è di tale intensità che causa nel momento dell’abbandono una crisi di astinenza. Ciò che domina nelle dipendenze affettive è la paura: paura di cambiare, di perdere la persona amata, di essere abbandonati, paura della separazione, del distacco, della solitudine.

Da queste riflessioni è nata l’idea di realizzare un Centro vivo denominato “Sportello SPASMOS” per l’ascolto, l’assistenza e il sostegno alle vittime di violenza psicologica, fisica, sessuale, economica e di qualsiasi altra forma di coazione riconducibile o collegabile al fenomeno degli abusi. Lo sportello SPASMOS di ARTEMISIA Onlus persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale e offre un servizio completamente gratuito attraverso l'assistenza di uno staff altamente specializzato e in formazione continua, composto di psicologi, medici, sociologi, avvocati, criminologi e specialisti di prevenzione e protezione.

L'evento sarà presso “Università Guglielmo MARCONI”, via Plinio 44 - Roma

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